La Citta della Simulazione
Testi Critici
e rassegna press/media

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Sounds Suoni
John Cage: “Ora non ho più bisogno di un pianoforte: ho la 6th Avenue, con tutti i suoi suoni. Traduco i suoni in immagini, e così i miei sogni non vengono disturbati. Semplicemente si fondono. Una notte scattò l’allarme di un antifurto e mi meravigliai perchè il suono proseguì sempre molto intenso per almeno due ore, crescendo e calando, in modo quasi impercettibile, in altezza. E nei miei sogni assunse una forma delle curve delicate, come quelle di Brancusi. La cosa non mi infastidì affatto...”.


Texts Testi
Come scrivere della città post-moderna, il non luogo per antonomasia della contemporaneità ovvero quell’ambito pseudo-urbanistico conformato(si) in modo da finire per simulare sé stesso, smarrendo ogni proprio senso urbano/sociologico e imponendo un’identico smarrimento a qualsiasi cosa vi si trovi all’interno – dunque, potenzialmente, alle stesse parole con le quali di essa si vorrebbe scrivere? La città della simulazione dissimula anche il senso di termini e concetti dai quali si fa’ scrivere, raccontare, rappresentare, e sui quali poggia molto del proprio preteso prestigio urbano? Probabilmente sì, ne travalica e confonde i significati così come, nello stesso modo, supera il confine tra vita e rappresentazione proprio in quel citato atto di simulazione di sé stessa e, per imposizione, di ogni altra cosa sia parte di essa, volente o nolente…

La parola, dunque, deve in qualche modo sfuggire dal tentativo di simulazione e dalla “normalizzazione” espressiva che ne deriva, ovvero deve conservare in sé la capacità di saper ancora rappresentare la vita, prezioso atto di percezione e di comunicazione le più ampie possibili della realtà e delle sue evidenze, privo di finzione, di mistificazione a fini di mera estetizzazione ludica… Ciò che, io credo, abbia saputo fare nel corso del Novecento la poesia d’avanguardia (dalle prime sperimentazioni pre-futuriste fino alla cosiddetta Terza Ondata), in un percorso evolutivo in qualche modo parallelo come direzione al mutamento della città – da moderna/contemporanea a post-moderna – ma divergente come rotta, appunto nel tentativo di conservare il giusto punto di vista sulla realtà e il più proficuo contatto con la quotidianità del vivere sociale odierno e i suoi protagonisti (noi stessi società di individui – o teoricamente tale…), attraverso un linguaggio contemporaneo ancora ricco di senso, di sostanza, e parimenti innegabilmente poetico, posto un gradino sopra l’affabulazione massificata confusa e caciarona, non linguaggio così funzionale al non luogo che è la città della simulazione.

Questo è stato il principio da cui mi sono mosso, e il veicolo utilizzato per addentrarmi tra i meandri della urbanità post-moderna, veicolo che ho cercato di riadattare alle vie e alle strade contemporanee con un linguaggio coevo, multiforme ed eclettico ovvero plastico, duttile come lo è – nel bene e nel male - la contemporaneità urbana; ma, per ancor meglio contestualizzare ed far risaltare le parole utilizzate, il loro senso e valore, elevandole e allontanandole da quelle altre tante parole futili e inutili che impregnano l’aria della città post-moderna, ho scelto di visualizzare i testi, tipograficamente e iconograficamente in modo più meno intenso, creando composizioni visive nelle quali i linguaggi utilizzati dialogano tra di loro, oltre e prima che con chi se li trova di fronte e li fruisce, in uno stretto connubio di parole e immagini (tratte in buona parte dal web, non luogo oggi divenuto ben più luogo di tanti altri) non confondibile, e quanto più possibile funzionale al comune messaggio di fondo.

Da Nella Città della Simulazione, in cui lo stile a metà tra prosa e poesia è ponte ideale tra passato/moderno e presente/post-moderno, si passa per Skyline, testo di poesia visiva nell’accezione più tradizionale ma al contempo assai iconico, e ci si “orienta” con la Mappa della Città, endecasillabi visuali solo all’apparenza disposti casualmente… Divieto di scarico immondizie mostra visivamente la corruzione dell’originaria estetica urbana, mentre Denaro rende palese il cortocircuito sociale in essa e tra le sue parti costitutive odierne, le quali, in Vita in Città, non sanno far altro che assoggettarsi sciattamente al suo stato di fatto. Anche per questo le parole che animano verbalmente la città post-moderna, in Incroci confluenze analogie, sono inutili al punto da palesare la verità che viceversa vorrebbero celare, ma in fondo riflettono l’analoga vuotezza e ipocrisia dei “leader” cittadini di Salutiamo con applausi e allegria; parole inutili nonché, come detto, tante, troppe, al punto da impregnare l’aria e oscurare Il cielo sopra la città, finchè la Nebbia cala su ogni cosa, ottenebra la fremente ma grigia vita cittadina (tono su tono, in fondo…) lasciando coglierne solo pochi frammenti, eppure in qualche modo assai esplicativi; è tempo di riflessioni, quasi di colpo e inopinatamente amare pur nella continua spinta a primeggiare e andare oltre di un’esistenza irrefrenabilmente In c-ostruzione… Nella composizione prettamente visuale di Centrocittà risalta nuovamente tutta la spinta urbanocentrica e antisociale della città post-moderna, ma forse, pur nel conseguente degrado che le periferie cittadine rendono così palese e drammatico, un Muro di periferia lascia scaturire la speranza (in un sonetto classico) che non tutto sia simulabile, che un domani di maggior grazia sia possibile, un futuro verso il quale muoversi sui propri Passi, perché la città è tale grazie ai suoi cittadini e non viceversa, dei quali cittadini/cittadinanza sarà pur simulabile l’esistenza, ma non lo è la vita del cittadino, del singolo individuo, l’essere umano.


Press/Media
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